Film perfetto per illustrare la mitologia iniziatica della morte. Ha scritto Marco Cugno a proposito del protagonista del romanzo eliadiano "Dalle zingare" che pur nella banalità deve compiersi il destino di un uomo, «nonostante la sua inconsapevolezza, nonostante il fallimento della sua vita». Quessto è il caso di "Dead Man", viaggio dantesco sulla soglia degli ultimi istanti di vita.
Qui Beatrice è una ex-prostituta che inizia all'ultimo stadio dell'esistenza William Blake, sgraziato personaggio fuori luogo, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Blake - un imberbe Johnny Depp - ha perso i genitori ed è stato lasciato dalla sua ragazza. Attraversa gli States per un posto di lavoro che non gli verrà assegnato. Nell'Inferno della sua scarna esistenza, tra il fango degli stivali e un putrido e gracchiante saloon, incontra questa sua Beatrice, che gli dona una notte d'amore e la morte per mano dell'ex-amante. Eppure Blake non muore, e con una pallottola conficcata a poca distanza dal petto inizia il suo viaggio onirico verso il compimento dell'esistenza.
Il mistagogo appare incarnato in un Nativo nordamericano amante del Romanticismo inglese: sa che Blake è già morto fisicamente (gli resta poco da vivere, forse ore) e spiritualmente (è già morto, perchè non è altro che una rappresentazione spirituale a lui destinata del poeta inglese omonimo). In questo senso l'esistenza di Blake ha avuto uno scopo nell'unificare e sanare l'identità dimidiata di "Nobody" il Nativo (ebbe vita disgraziata, sempre a metà, e sempre fuori posto, tra Bianchi e Nativi, mai effettivamente integrato nè in un gruppo nè nell'altro).
Questo assunto non è però sufficiente: Nobody è sia Caronte (traghettatore agli Inferi) sia Virgilio (guida verso la salvezza). Nobody in effetti, sciolto dai vincoli terreni che lo incasellavano o qui o là, accompagnerà Blake anche nel viaggio dell'aldilà, ucciso dai cacciatori di taglie sguinzagliati dal padre dell'ex-amante ucciso da Blake.
Il viaggio dantesco muta in psicoforia, ossia nell'accompagnamento dell'anima di Blake - lo scrittore - verso il luogo ove essa appartenga realmente, cioè l'aldilà. Come le anime non ricordano nulla delle loro vite precedenti, Blake reincarnato non conosce le sue poesie (e non quindi per mera ignoranza!).
Come nel Libro tibetano dei morti si tratta di condurre a buon fine l'iniziazione definitiva, quella post-mortem...come seguire però le luci e i colori e scegliere in un mondo girato in B/N?
La cifra del film è espressa durante l'attraversamento della foresta di sequoie. Nobody deve portare Blake fino all'Oceano, la soglia ultima oltre la quale il mondo non è più, per potergli facilitare l'attraversamento dello specchio che separa i due mondi, spirituale e materiale, in cui Blake è rimasto invischiato. D'altra parte Nobody aveva già chiarito a se stesso l'essenza di Blake una volta assunto il peyote e - come un vero medicine-man - ne aveva intravisto lo scheletro e la caducità materiale - oppure, se preferite, l'eternità spirituale. Il potere di vedere fino allo scheletro è chiaramente sciamanico e iniziatico. Non sono dunque i proiettili, "il metallo dello stupido uomo bianco", ad uccidere Blake, ma la sua stessa sete di reintegrazione della totalità (la ricerca di un lavoro...) e il suo essere allo stesso tempo la soluzione ai problemi disintegrativi della coscienza di Nobody (rifiutato dai suoi, allevato dai bianchi).
Dead Man, 1995, USA
Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
con: Johnny Depp, Gary Farmer, John Hurt, Robert Mitchum, Iggy Pop, Gabriel Byrne, Jared Harris, Billy Bob Thornton, Alfred Molina.
giovedì 12 novembre 2009
mercoledì 4 novembre 2009
Claude Lévi-Strauss (1908-2009)

[Image: from GoogleImages; Images/texts reproduced for educational and non-commercial use. All rights reserved and credited to the holder(s) of copyright(s) - Copyright degli aventi diritto. Tutti i diritti riservati. L'autore dell'articolo è a disposizione degli aventi diritto per la precisazione di dati relativi alla pubblicazione dei testi, delle immagini o per la rimozione delle stesse]
“Ciò che devo constatare sono le devastazioni attuali, la scomparsa spaventosa delle specie viventi, sia quelle vegetali sia quelle animali, e il fatto che la specie umana – a partire dal fatto stesso della attuale densità di popolazione – vive in un tipo di regime di avvelenamento interno, e io penso al presente e al mondo nel quale sto per finire la mia vita. Questo non è un mondo che amo”.
Claude Lévi-Strauss all’inizio dell’anno 2005 in occasione di una delle sue rare apparizioni alla televisione francese(Canale «France 2», giovedì 17 febbraio 2005); dalla brochure dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Centro delle Ricerche etno-antropologiche Milano (CREAM), Conseil International de la philosophie et des Sciences Humaines (CIPSH), Diogène - Révue Internationale des Sciences Humaines "Claude Lévi-Strauss nel centenario della nascita", organizzato a Napoli tra 8 e 10 maggio 2008.
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Da RaiNews24:
L'antropologo ed etnologo Claude Lévi-Strauss è morto la notte fra sabato e domenica a Parigi all'età di 100 anni. Lo rende noto l'Ecole des hautes etudes en sciences sociales.
"Nulla, allo stato attuale della ricerca, permette di affermare la superiorità o l'inferiorità di una razza rispetto all'altra": questa citazione è rappresentativa di ciò che è stato l'uomo e lo scienziato sociale Claude Lévi-Strauss la cui vita è stata dedicata a far capire che la cultura non è solo la produzione artistica di un popolo ma è il complesso delle peculiarità del popolo stesso.
L'opera di Lévi-Strauss e la sua antropologia strutturale (di cui è uno dei padri fondatori) sono anche per questa ragione universali, nel senso che non permettono più graduatorie tra una cultura e un'altra. I suoi studi, la sua scrittura, vanno oltre l'ambito scientifico e si possono ricondurre anche a quello politico e letterario.
Biografia
Claude Lévi-Strauss nasce a Bruxelles il 28 novembre 1908. Compie i suoi studi a Parigi dove completa la sua formazione laureandosi in filosofia nel 1931.
Non soddisfatto dell'ambiente filosofico che lo circonda, dirige il suo interesse verso le scienze umane, in particolare l'antropologia e la sociologia.
Nel 1935 si trasferisce a San Paolo per insegnare sociologia all'università. Il soggiorno in Brasile gli offre la possibilità di partecipare a due importanti spedizioni etnografiche, nel Mato Grosso e in Amazzonia e di compiere così le sue prime ricerche sulle popolazioni indigene.
Dopo un breve ritorno in Francia, nei primi anni quaranta si reca a New York dove il contatto con l'antropologia culturale statunitense e, soprattutto, l'incontro con il linguista russo Roman Jakobson ispirano quella rielaborazione teorica dell'antropologia culturale che finirà col caratterizzare Lévi-Strauss come uno dei principali esponenti dello strutturalismo.
Nel 1947 torna definitivamente a Parigi dove svolge il suo insegnamento al Musée de l'homme, di cui diviene vicedirettore, all'École des hautes études, dove insegna, a partire dal 1950, «religioni comparate dei popoli senza scrittura» e infine al Collège de France, dove dal 1959 ricopre la cattedra di antropologia sociale. Nel 1973 viene eletto accademico di Francia.
Tra le principali opere di Lévi-Strauss ricordiamo: Le strutture elementari della parentela (1949), Razza e storia e altri studi di antropologia (1952), Tristi tropici (1955), Antropologia strutturale (1958), Il totemismo oggi (1962), Il pensiero selvaggio (1962), i quattro volumi raccolti sotto il titolo di Mitologica (1964-1971), Antropologia strutturale due (1973), La via delle maschere (1979) e Lo sguardo da lontano (1983).
(tratta dall'Enciclopedia multimediale delle Scienze filosofiche della Rai)
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Segnaliamo l'ottima pagina dell'Ecole des Hautes Etudes - Sciences Sociales, rubrica completa di biografia, bibliografia e materiale critico. Di seguito una rassegna stampa non esaustiva:
L'ethnologue Claude Lévi-Strauss est mort - Le Monde
Claude Lévi-Strauss Dies at 100 - New York Times
Claude Levi-Strauss, French anthropologist, dies at 100 - Washington Post
Lévi-Strauss sciamano d'Occidente, di Silva Ronchey
E' morto l'antropologo Levi-Strauss. Aveva 100 anni, dopo l'esilio in Usa e il ritorno in Francia studiò logiche e dinamiche dei rapporti di parentela Padre dello strutturalismo, esaminò usi e costumi dei popoli "primitivi"
Levi-Strauss, il vero Galileo del XX secolo
Addio a Claude Lévi-Strauss, padre dell'antropologia moderna. L'accademico si è spento a Parigi, avrebbe compiuto 101 anni il 28 novembre. Una vita dedicata allo studio delle strutture che guidano popoli e gruppi sociali
Addio all'antropologo Claude-Lévi Strauss
l’accademico transalpino aveva consacrato la sua vita allo studio dei popoli "primitivi". Francia: è morto Claude Levi-Strauss. Il grande antropologo ed etnologo francese è scomparso a Parigi all'età di 100 anni
E' morto Claude Lévi-Strauss. L'antropologo, massimo teorico dello strutturalismo,
aveva 100 anni. I funerali si sono già svolti a Lignerolles
martedì 3 novembre 2009
Alda Merini (1931-2009)
La Terra Santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lí dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perchè, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
da "La Terra Santa" 1983, ed. (c) Scheiwiller, Milano, 1984.
Riprodotto secondo il testo contenuto in "Fiore di poesia", a cura di Maria Corti, Torino, Einaudi, 1998; pp. 96-97 (c) Einaudi.
Dal sito www.aldamerini.com:
I funerali di Stato saranno celebrati mercoledì presso il Duomo di Milano.
Eliade, M., Techniques de l'extase et langages secrèts, in Conferenze-Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, Serie Orientale, vol. II, Roma, 1953; pp. 65 e 79.
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch'io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lí dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c'era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perchè, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l'avello
anch'io mi sono ridestata
e anch'io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all'inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.
da "La Terra Santa" 1983, ed. (c) Scheiwiller, Milano, 1984.
Riprodotto secondo il testo contenuto in "Fiore di poesia", a cura di Maria Corti, Torino, Einaudi, 1998; pp. 96-97 (c) Einaudi.
Dal sito www.aldamerini.com:
La poetessa Alda Merini, 78 anni, è morta oggi pomeriggio [1 novembre 2009] alle 17.30 all’ospedale San Paolo di Milano, nel reparto di oncologia, nosocomio che - si legge nella nota ufficiale della struttura sanitaria - «da anni l’ha avuta in cura e a cui ha dedicato profonde riflessioni poetiche oltre a una scultura di forte richiamo a un periodo travagliato della sua vita. Il suo atteggiamento e la sua sensibilità hanno lasciato un profondo ricordo negli operatori sanitari del reparto di cura di Oncologia e cure palliative al quale si è rivolta nella consapevolezza di un supporto al disagio fisico e psicologico che la malattia le ha riservato nell’ultimo periodo della sua esistenza». Era considerata una delle principali poetesse del Novecento. Nel 1996 era stata proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie Française.
I funerali di Stato saranno celebrati mercoledì presso il Duomo di Milano.
Non crediamo di sbagliarci affermando che la libertà della creazione poetica affondi le proprie radici nell'ispirazione d'ordine estatico degli sciamani e dei profeti primitivi. Sappiamo che la poesia ricrea e prolunga il linguaggio: ogni linguaggio poetico comincia con l'essere un linguaggio segreto, cioè creazione di un Universo personale, di un mondo perfettamente chiuso.[...] La creatività poetica è stata, perlomeno ai primordi, provocata e nutrita dal desiderio di abolire la condizione umana attuale e di ritrovare una beatitudine primordiale. In termini cristiani, questo desiderio di abolire il Tempo e la Storia si può chiamare la nostalgia del Paradiso. [...] I poeti [...] si sforzano di ri-creare il linguaggio e di ritrovare la spontaneità originaria; sognano di essere contemporanei della cosmogonia, in fin dei conti di abolire il Tempo e la Storia e di ritrovare il Paradiso. Di conseguenza, ci sembra che la nostalgia del Paradiso non sia l'appannaggio esclusivo dei mistici, ma dell'umanità intera, poichè non esiste essere umano che non sia sensibile all'emozione poetica.
Eliade, M., Techniques de l'extase et langages secrèts, in Conferenze-Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente, Serie Orientale, vol. II, Roma, 1953; pp. 65 e 79.
mercoledì 28 ottobre 2009
Archives/Newspapers #13: Klaus Müller e lo sciamanesimo

[Immagine (c) Bollati Boringhieri, 2001]
La recensione di Claudia Gualdana apparsa su Il Corriere della Sera del 29 aprile 2001, p. 28, adesso on-line nell'Archivio storico del quotidiano, dell'edizione italiana di Klaus Müller, Schamanismus. Heiler - Geister - Rituale, München, Beck Verlag, 1997, pp. 128. L'edizione italiana è Sciamanismo. Guaritori, spiriti, rituali, Torino, Bollati Boringhieri pagine 130, all'epoca lire 24.000, oggi € 12,39.
Da notare l'errore su Eliade: il fenomeno venne affrontato principalmente ne Lo sciamanismo e le tecniche arcaiche dell'estasi che è posteriore al Trattato di storia delle religioni (come invece indica l'autrice del breve articolo).
Anche lo sciamano vuole il suo talk show
Uno studio dell' etnologo Klaus Müller su un mondo che sta per scomparire
Anche lo sciamano vuole il suo talk show
di Claudia Gualdana
Strani giorni i nostri, in cui l' inimmaginabile si fa realtà. La modernità realizza utopie tecnologiche e travalica i confini dell' etica, ma opera altre misteriose trasformazioni che solo dapprincipio paiono secondarie. Caratteristico della nostra epoca è il talento di tramutare in prodotti di consumo perfino le realtà più riottose. Le tipologie umane accorciano le distanze, gli individui si appiattiscono sul modello unico dell' uomo globale. Soltanto un secolo fa, per esempio, sarebbe stato impensabile prendere nella rete uno sciamano. Invece questo signore alquanto originale per gusti, mentalità e stile di vita, seppur faticando più di altri suoi consimili, alla fine sembra aver ceduto alle lusinghe del cosiddetto mondo civilizzato. A dire il vero, l' epilogo della sua avventura antimoderna non è stato eroico quanto gli esordi ci avevano fatto sperare. Le prime avvisaglie del suo addomesticamento vennero nientemeno che dalle avanguardie artistiche e dalla neonata etnologia. Quando si capì che studiare le religioni significava comprendere i popoli, il suo stile fu studiato in dottissimi tomi, perfino nel «Trattato di storia delle religioni» di Mircea Eliade. Mentre lo sciamano diventava materia di studio e contemplazione, la sua esistenza si faceva però più difficile: in Sudamerica si riducevano i suoi spazi vitali, in Siberia mal si digeriva la sua scarsa propensione per un moderno concetto di Stato. Forse la sua resistenza alla modernità è inversamente proporzionale alla celebrità. Soprattutto a quella più eclatante. Finché lo troviamo nei dipinti dell' artista della Transavanguardia Mimmo Paladino o in un saggio come «Sciamanismo» dell' etnologo tedesco Klaus Müller possiamo nutrire qualche speranza per il suo futuro. Temiamo tuttavia che la «civilizzazione» di quest' eroico tipo umano, fino a poco tempo fa alieno alla società dei consumi, sia ormai completa, ora che ci capita d' incontrarlo tra gli ospiti di un talk-show. Forse non ci resta che leggere la sua storia per scoprire dove ha vissuto, in cosa credeva e quel che ha fatto. Il libro di Müller sembra scritto per questo: piccolo compendio di un mondo che fu per chi ogni tanto preferisce spegnere la televisione.
domenica 25 ottobre 2009
"The Red Book. Liber Novus", il Libro rosso di C. G. Jung

[Image: from Wikipedia. The book cover art copyright is believed to belong to the publisher or the cover artist. Because the image is a book cover, a form of product packaging, the entire image is needed to identify the product, properly convey the meaning and branding intended, and avoid tarnishing or misrepresenting the image. As a book cover, the image is not replaceable by free content; any other image that shows the packaging of the book would also be copyrighted, and any version that is not true to the original would be inadequate for identification or commentary.The image is used for identification in the context of critical commentary of the work for which it serves as cover art. It makes a significant contribution to the user's understanding of the article, which could not practically be conveyed by words alone]
Grazie a Sonu Shamdasani, storico junghiano al Wellcome Trust Centre for the History of Medicine dello University College di Londra, curatore della Philemon Foundation, organizzazione che si sta occupando della pubblicazione delle opere complete di Jung, è stato finalmente pubblicato il volume personale che Jung scrisse a partire dall'anno successivo alla rottura con Freud (1914) fino al 1930 circa. La storia del testo è raccontata nell'articolo pubblicato il 16 settembre 2009 sul New York Times, scritto da Sara Corbett ed intitolato The Holy Grail of the Unconscious. Notizia illustrata ne è stata data in Italia sull'inserto de "Il Venerdì de La Repubblica", 23 ottobre 2009, pp. 97-98, dal quale riportiamo l'incipit [Rispunta dal profondo il Libro Rosso di Jung, di Anna Lombardi]:
[Il libro di Jung] è rimasto chiuso in un cassetto per settantanove anni, nascosto, ricordato solo nei conciliaboli degli iniziati. Rimosso, per dirla junghianamente. Poi, per continuare con la parafrasi psicoanalitica, è remerso dal profondo di una famiglia che farticava a rapportarsi con la sua pesante eredità, imponendosi subito come feticio collettivo. [Il Red Book] è la più intima testimonianza del viaggio"negli abissi della psiche" del grande psicoanalista, addirittura definito dal New York Times il "Santo Graal dell'inconscio".
Il retro della copertina dell'edizione anastatica riporta, a proposito di quegli anni, questa frase di Jung:
The years… when I pursued the inner images, were the most important time of my life. Everything else is to be derived from this. It began at that time, and the later details hardly matter anymore. My entire life consisted in elaborating what had burst forth from the unconscious and flooded me like an enigmatic stream and threatened to break me. That was the stuff and material for more than one life. Everything later was merely the outer classification, scientific elaboration, and the integration into life. But the numinous beginning, which contained everything, was then.[Fonte: Wikipedia]
Il testo, curato ed introdotto da Sonu Shamdasani e tradotto da Mark Kyburz, John Peck e S. Shamdasani [Nota: L'editore W.W. Norton & Company ha deciso di accompagnare il fac-simile con una traduzione inglese], è miniato ed illustrato con uno stile che ricorda, a quello che ho potuto osservare nelle previews on-line, i testi anglosassoni e le visioni poetiche di William Blake.
Il volume, data la complessità della realizzazione, è stato scannerizzato con una risoluzione di 10.200 pixel, un decimo di millimetro alla volta [cit. nell'articolo del New York Times, vedi sopra]. Le dimensioni originali del manoscritto, 205 pagine rilegate in una copertina di pelle rossa, erano 29 X 39 cm; di queste, 53 contengono interamente disegni, 71 hanno carattere misto (disegno+note, testo) e 81 di solo testo calligrafico. La pubblicazione è avvenuta il 7 ottobre 2009.
Il Rubin Museum of Art di New York esporrà l'originale fino al 25 gennaio 2010. Per una serie di iniziative legate all'esposizione cliccare qui.
Prezzi e disponibilità.
Il testo è disponibile su Amazon al prezzo di listino di $195 (€130.69) a partire dal 17 dicembre 2009 (ma si può già prenotare) che, grazie alla riduzione del 42%, diventano $114.07 (€76.45). Sul sito inglese di Amazon.co.uk invece il "Liber Novus" è in vendita per £120 (€133.32), in realtà £95.49 una volta scontato (€106.09). Ovviamente occorre in entrambi i casi aggiungere le spese di spedizione.
A questo punto bisogna armarsi di pazienza ed attenderne l'acquisto da parte di qualche biblioteca che non si scoraggi alla vista dei prezzi, e ci cui fondi le permettano l'acquisto. Due variabili che, purtroppo, non fanno sperare in un repentino aggiornamento bibliotecario.
ADDENDUM: La DigitalFusion, società che si è occupata della digitalizzazione del manoscritto, ha messo a disposizione in collaborazione con l'editore un video su YouTube in cui vengono raccontati i vari passaggi della lavorazione: The Making of The Red Book
venerdì 23 ottobre 2009
"Historia Religionum". La nuova rivista diretta da Giovanni Filoramo
2009Libra.jpg)
[Immagine: la copertina del primo numero di Historia Religionum (c) 2009 Fabrizio Serra Editore Pisa-Roma]
Una nuova rivista di toria delle relgioni ha recentemente fatto capolino, diretta da Giovanni Filoramo ed edita per i tipi di Fabrizio Serra Editore, Pisa-Roma. Filoramo, già direttore di Rivista di storia del cristianesimo per Morcelliana assieme a Daniele Menozzi [al link indicato dell'editore Morcelliana i .pdf degli articoli dell'ultimo numero del 2009] è professore ordinario di Storia del Cristianesimo presso l'Università di Torino. Non potevamo non segnalarla, considerando che porta lo stesso nome del blog!
Riportiamo le informazioni ufficiali presenti sul sito dell'editore.
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«Historia Religionum. An International Journal», di periodicità annuale, intende porsi come una rivista di storia delle religioni particolarmente attenta a una ‘contemporaneità’ che si ponga come coscienza critica e risposta creativa di fronte alle sfide che la società in cui viviamo e i suoi tumultuosi cambiamenti continuamente portano ai modi consolidati dell’indagine scientifica dei fatti religiosi. Per questo essa è particolarmente attenta a mediare, sullo sfondo di un vivacissimo dibattito internazionale, tra la gloriosa tradizione di studi storico-critici, tipica della storia delle religioni europea, e i profondi cambiamenti che in questi ultimi decenni hanno avuto luogo nel campo dei Religious Studies, soprattutto negli Stati Uniti. Per venire incontro a questa sfida, accanto a numeri più tradizionali, ruotanti intorno a un tema monografico e accompagnati da articoli, rassegne, recensioni e altri interventi, la rivista intende pubblicare con regolarità gli Atti di Convegni organizzati su tematiche scelte dai membri del Comitato scientifico e legate a temi ritenuti di importanza cruciale.
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«Historia Religionum. An International Journal» is an annual periodical which proposes itself as history of religions journal paying particular attention to a ‘contemporaneity’ presenting itself as a critical conscience and a creative answer to the challenges that the society we live in and its turbulent changes continuously bring to the consolidated paths of scientific research on religious facts. That is why the periodical is particularly careful to mediate, on the background of an extremely lively international debate, between the glorious tradition of historical-critical studies, typical of the European history of religions, and the deep changes that in these last decades took place in the Religious Studies field, above all in the United States. To meet this challenge, together with more traditional issues focusing on monographic themes with articles, reviews and other interventions, the journal intends to publish quite regularly the Proceedings of the conferences organized on the topics chosen by the members of the Scientific Committee and connected to subjects considered of crucial importance.
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Rivista annuale diretta da Giovanni Filoramo
Comitato scientifico: Gustavo Benavides (Villanova University), Philippe Borgeaud (Université de Genève), Jean-Marie Husser (Université Marc Bloch, Strasbourg), Bernard Faure (Columbia University), Massimo Raveri (Università Ca’ Foscari di Venezia), Jörg Rüpke (Erfurt Universität), Giulia Sfameni Gasparro (Università di Messina), Guy G. Stroumsa (Hebrew University of Jerusalem), Emilio Suárez de la Torre (Universidad de Valladolid)
Redazione scientifica: Augusto Cosentino (Università di Messina), Alberto Pelissero (Università di Torino), Natale Spineto (Università di Torino), Roberto Tottoli (Università di Napoli ‘l’Orientale’)
Ecco il contenuto del primo volume, che comprende contributi di (tra gli altri) Natale Spineto, Guy Stroumsa, Gustavo Benavides, Philippe Borgeaud , Alberto Pelissero e Giulia Sfameni Gasparro:
Volume 1, 2009, pp. 188:
Giovanni Filoramo, Introduction; Philippe Borgeaud, Observe, Describe, Compare. A Small Meditation; Gustavo Benavides, Religion, at the Intersection; Guy G. Stroumsa, History of Religions: Old Problems, New Challenges; Natale Spineto, Comparative Studies in the History of Religions Today: Continuity with the Past and New Approaches; Giulia Sfameni Gasparro, Advantages and Risks of Typology of Religions: the Case of «Monotheism»; Jörg Rüpke, History or Systematic Study of Religion? Joachim Wach’s Prolegomena; Emilio Suárez de la Torre, Sul rapporto tra religione e letteratura nella Grecia antica; Roberto Tottoli, The Study of Islam and Muslims and the History of Religions; Bernard Faure, Vers une nouvelle approche de la religion japonaise: le cas du Japon médiéval; Alberto Pelissero, Deconstruction and Redefinition of Categories from the Indological Field; Massimo Raveri, Narratives of Narratives: Critical Approaches to Contemporary Religions and Media; Jean-Marie Husser, L’historien des religions dans le débat public; Giovanni Filoramo, What Future for a Review of History of Religions?.
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II PARTE
Bibliografia di Giovanni Filoramo.
Riportiamo un elenco parziale [non comprende gli articoli - che al 2005 ammontavano a 156. Ci riserviamo di completare la bibliografia in un prossimo post] delle pubblicazioni di Giovanni Filoramo (per un elenco completo e un profilo dell'autore cliccare su questa frase):
Monografie:
1) Luce e gnosi. Saggio sull'illuminazione nello gnosticismo, Roma, Institutum Patristicum Augustinianum, 1980.
2) L'attesa della fine. Storia della gnosi, Roma-Bari, Laterza, 1983 (3a ed.1993, tr. ingl., A History of Gnosticism, Oxford-Cambridge, Mass., Basil Blackwell, 1990).
3) Religione e Ragione tra Ottocento e Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1985.
4) I nuovi movimenti religiosi, Roma-Bari, Laterza, 1986.
5) Il risveglio della gnosi ovvero diventare dio, Roma-Bari, Laterza, 1990.
6) Figure del sacro. Saggi di storia religiosa, Brescia, Morcelliana, 1993.
7) Le vie del sacro. Religione e modernità , Torino, Einaudi, 1994.
8) Millenarismo e New Age. Apocalisse e religiosità alternativa, Bari, Dedalo, 1999.
9) Che cos'è la religione. Temi metodi problemi, Torino, Einaudi, 2004
10) Veggenti Profeti Gnostici, Brescia, Morcelliana, 2005
11) La Chiesa e le sfide della modernità, Roma-Bari, Laterza, 2007
12) Il sacro e il potere. Il caso cristiano, Torino, Einaudi, 2009
Volumi in collaborazione
1) In collaborazione con C. Prandi, Le scienze delle religioni, Brescia, Morcelliana, 1987 (3a ed. rivista e aumentata, 1997)
2) In collaborazione con S. Roda, Cristianesimo e società antica, Roma-Bari, Laterza, 1992 (tr. port. Cristianismo e Sociedade antiga, São Paulo, Paulus, 1997).
3) G. Filoramo, M. Massenzio, M. Raveri, P. Scarpi, Manuale di Storia delle religioni, Roma-Bari, Laterza, 1998, X ristampa 2004 (tr. spagnola: Historia de las religiones., Barcelona, Crítica, 2000; tr. romena, Manual de istorie a religiilor, Bucuresti, Humanitas, 2004).
4) Cos'è la religione oggi? in collaborazione con Emilio Gentile, Gianni Vattimo, ETS, 2005
Volumi curati
1) Curatela della riedizione di Miti e leggende di R. Pettazzoni, 7 volumi, Torino, Utet libreria, 1990-1991
2) Introduzione allo studio della religione, Torino, Utet libreria, 1992.
3) Dizionario delle religioni, Torino, Einaudi, 1993 (tr. spagnola, Diccionario Akal de las Religiones, Madrid 2001).
4) Atlante delle religioni, introduzione e realizzazione di Ch. Baladier, Edizione italiana a cura di G. Filoramo, UTET, Torino 1995
5) Storia delle religioni. Vol. I. L'Antichità , , Roma-Bari, Laterza, 1994; II. Ebraismo e Cristianesimo, 1995; III. Religioni dualiste. Islam, Roma-Bari, Laterza, 1995; IV. Religioni dell'Estremo Oriente, 1996; V. Religioni dell'America precolombiana e dei popoli indigeni, 1997.
6) In collaborazione con D. Menozzi, Storia del cristianesimo. 4 voll., Roma-Bari, Laterza, 1997
7) Islam, a cura di G. Filoramo, con una sua introduzione e saggi C. Lojacono, K. Fouad Allam, A. Ventura, Roma-Bari, Laterza, 1999;
8) Ebraismo, a cura di G. Filoramo, con una sua introduzione e saggi di C. Grottanelli, P. Sacchi, G. Tamani, Roma-Bari, Laterza, 1999.
9) Cristianesimo, a cura di G. Filoramo, con una sua introduzione e saggi di G. Jossa, G. Merlo, L. Perrone, P. Bettiolo, D. Menozzi, P. Ricca, Roma-Bari, Laterza, 2000.
10) Buddhismo, a cura di G. Filoramo, con una sua introduzione e saggi di M. Baumann, H. Bechert, P. P. Del Campana, M. Piantelli, R. Prats, E. Zürcher, Roma-Bari, Laterza, 2001.
11) Hinduismo, a cura di G. Filoramo, con una sua introduzione e saggi di Carlo Della Casa, Stefano Piano, Mario Piantelli, Roma-Bari, Laterza, 2002.
12) curatela scientifica di: Storia della Diocesi di Piacenza. I* Guida alle fonti. Archivi e biblioteche di Piacenza. II* Repertorio delle pubblicazioni dal 1870, Brescia, Morcelliana, 2004.
Atti di Congressi, Convegni, Seminari
1) insieme con A. Patschovski e R. Rusconi, Profeti e profezia: politica, potere e società nella storia del cristianesimo (Trento, 14-16 aprile 1999), "Annali dell'Istituto storico italo-germanico in Trento", XXV(1999), Il Mulino, Bologna 2000, pp. 307-511.
2) Verus Israel, in collaborazione con C. Gianotto, Paideia, Brescia 2001.
3) P. Bettiolo - G.Filoramo (edd.), Il dio mortale. Teologie politiche tra antico e contemporaneo, Morcelliana, Brescia 2002.
4) Giovanni Filoramo (ed.), Maestro e discepolo. Temi e problemi della direzione spirituale tra VI sec. a.C. e VII sec. d.C., Morcelliana, Brescia 2002.
5) a cura di Marina Caffiero e Giovanni Filoramo, La costruzione dell'identità profetica nella storia del profetismo cristiano, in "Dimensioni e problemi della ricerca storica" 1.2003, pp. 1-160.
6) Giovanni Filoramo (ed.), Carisma profetico. Fattore d'innovazione religiosa, Morcelliana, Brescia 2003.
7) La Storia comparata delle religioni, a cura di Giovanni Filoramo e Natale Spineto, "Storiografia" 6(2003),Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa-Roma, pp.1-105
8) La filosofia di fronte alla pluralità delle religioni, a cura di Giovanni Filoramo, Leonardo Samonà, Sergio Sorrentino, Roma, Aracne, 2007
mercoledì 21 ottobre 2009
"Studi e Materiali di Storia delle Religioni". Il nuovo corso
2009.jpg)
[Immagine: La conpertina del nuovo numero di SMSR edito da Morcelliana (c)2009]
La storica rivista "Studi e Materiali di Storia delle Religioni" (SMSR), fondata da Raffaele Pettazzoni nel 1925, ha cambiato editore.
Japadre Editore (L'Aquila-Roma) consegna dunque il testimone a Morcelliana di Brescia, che dal prossimo numero, assieme come già in precedenza al Dipartimento di studi storico-religiosi dell'Università La Sapienza di Roma, si occuperà della gestione di questo vero e proprio monumento culturale ed editoriale italiano.
Vale la pena di ricordare la storia della genesi della rivista:
Rileggendo alcuni tra i primi scritti che Pettazzoni dedicò alla Storia delle religioni, sappiamo che tra le sue priorità v’era la creazione di una biblioteca speciale e di una rivista. Ciò nondimeno è solo approfondendo la ricerca che possiamo intuire quanto tale desiderio fosse antico: l’idea di dare alle stampe una pubblicazione specialistica, infatti, risale almeno al 1909. Nel corso di quell’anno, Pettazzoni prese possesso del suo ufficio di Roma presso il Museo Preistorico, Etnografico e Kircheriano — poi denominato Luigi Pigorini — in qualità d’Ispettore.
[da Sacco, Leonardo, Pettazzoni and the Journal "Studi e Materiali di Storia delle Religioni", in ARCHAEUS. Studies in History of Religions, X, 1-2, 2006, pp., 221-229]

[Immagine: Una vecchia copertina della rivista, da qui]
Pettazzoni dirigerà la rivista fino al doppio volume 24-25 (1953-1954); successivamente il suo nome andrà in copertina ["Fondatore: Raffaele Pettazzoni"] fino al 1959 e, dopo la sua morte, "Rivista fondata nel 1925 da Raffaele Pettazzoni". Nelle annate 41 (1970-1972) e 42 (1973-1976) il titolo originakrio figurerà come sottotitolo di Religione e Civiltà; dal 1977 al 1982 avrà un altro titolo ancora: Studi storico-relgiiosi (già SMSR); con l'annata 49 (1983), nel centenario della nascita di Pettazzoni, riassumerà il titolo originario. La rivista ebbe poi un momento d'arresto nel 1969, salvo essere poi ripubblicata a partire dal 1972 come "Religioni e civiltà" e dal 1977 sotto il nuovo titolo "Studi storico-religiosi".Solamente nel 1983 si riappropriò della primigenia dicitura. Ci auguriamo che possa continuare a brillare nel campo delle pubblicazioni del settore ancora per molto tempo a venire.
[Informazioni e cit. da Gandini, Mario, Materiali per una biografia X. Raffaele Pettazzoni negli anni del noviziato universitario romano (1924-1925), in Strada Maestra, 46 (1° semestre 1999), pp. 77-223, pp. 157 e sgg.]
Il primo numero della nuova gestione (anno 75/1) è previsto per il mese di ottobre ed è intitolato Città pagana - città cristiana. Tradizioni di fondazione, con contributi di : A.M. G. Capomacchia, R. Westall, M. Di Branco, G. De Sanctis, A. Maiuri, C. Moro, G. Ibba, M. Del Verme, L. Arcari, E. Zocca, A. Camplani, A. Martin, P. Blaudeau, A.M. Orselli, per un totale di ca. 360 pp.
Tutti i contenuti della rivista sono rigorosamente sogggetti a peer-review.
L'attuale numeroso comitato editoriale risulta così composto:
DIRETTORE: Alberto Camplani
VICEDIRETTORE: Alessandro Saggioro
COMITATO DI REDAZIONE/EDITORIAL COMMITTEE: Alberto Camplani, Anna Maria Gloria Capomacchia, Francesca Cocchini, Carla Del Zotto, Giulia Piccaluga, Alessandra Pollastri, Emanuela Prinzivalli, Alessandro Saggioro, Federico Squarcini, Lorenzo Verderame.
SEGRETERIA DI REDAZIONE/EDITORIAL SECRETARIAT: Sergio Botta, Paola Buzi, Tessa Canella, Caterina Moro, Maria Cristina Pennacchio, Chiara Spuntarelli, Emanuela Valeriani, Richard Westall, Maurizio Zerbini.
COMITATO SCIENTIFICO/ADVISORY BOARD: Alessandro Bausi, Philippe Blaudeau, Carlo G. Cereti, Riccardo Contini, Francisco Díez de Velasco, Jean-Daniel Dubois, Giovanni Filoramo, Giorgio Renato Franci, Armin W. Geertz, Gaetano Lettieri, Bruce Lincoln, Maria Grazia Mara, Christoph Markschies, Annick Martin, Anna Masala, Gilberto Mazzoleni, Russel McCutcheon, Santiago Carlos Montero Herrero, Enrico Norelli, Guilhem Olivier, Tito Orlandi, Adriano Santiemma, Francesco Scorza Barcellona, Giulia Sfameni Gasparro, Manlio Simonetti, Paolo Siniscalco, Natale Spineto, Kocku von Stuckrad, Michel Tardieu, Roberto Tottoli, Hug Urban, Ewa Wipszycka, Paolo Xella, Elena Zocca.
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